Devozione ai Santi Cosma e Damiano
La devozione per i Santi Cosma e Damiano di Ravello, attestata dalla fine del medioevo e per tutta l’età moderna nella documentazione canonica, privata e letteraria, raggiunge un grande sviluppo nel corso dell’Ottocento. Lo testimoniano, fra gli altri, alcuni scrittori del tempo i quali, dopo essersi cimentati nella descrizione dell’antica chiesa, non mancano di ricordare al lettore la speciale venerazione che i Santi godevano nella provincia salernitana. Negli anni cinquanta di quel secolo, il Manoscritto Pisacane, un testo recante la storia dei luoghi di culto della città di Ravello, ricordava come fosse “sorprendente il concorso di divoti dei paesi circostanti nel giorno della festività del santo, specialmente avanti giorno.” Trent’anni dopo il canonico Luigi Mansi, uno dei pionieri della storiografia locale, poteva constatare come “la divozione è aumentata in modo straordinario, e nel giorno della festa e per più di un mese dopo vedesi un gran concorso di fedeli, che da tutta la nostra provincia vengono per sciogliere i loro voti dinanzi alla statua di San Cosma”. I gesti, le emozioni, le angosce, il sollievo dei pellegrini che giungevano, dopo tante ore di cammino al Santuario dei SS. Cosma e Damiano, li affidiamo però ad una cronaca del 1970:“Sono profondamente immersa nel sonno quando mi sveglia un canto che viene da molto lontano. Mi stropiccio gli occhi, tendo le orecchie. Non so ancora se sto sognando. Guardo meccanicamente l’orologio appoggiato sul tavolo. Sono le tre di notte. Mi affaccio alla finestra e vedo, stupefatta, una lunga fila di uomini, ragazzi, vecchi, donne che si inerpicano lungo le scalinatelle con una fiaccola in mano. Cantano con un’intonazione vagamente orientale e il loro canto fa eco tra i monti, dolcemente. Il coro sembra formato da un numero infinito di persone che abbiano raggiunto una perfetta intonazione dopo un lungo esercizio. Non conosco gli usi e costumi della gente di questi luoghi; so solo che Ravello è cara ai cineasti e per un attimo mi si affaccia l’idea che si stia girando una scena di un film epico. La scarto subito. «Nessun regista – mi dico – può trasmettere una spiritualità così profonda che vibra nell’aria ed entra nel cuore».“Chi siete ?” Chiedo timidamente, come se temessi di rompere l’incanto. “Siamo pellegrini e andiamo al Santuario di San Cosma e Damiano.” “Veniamo di là da quei monti” risponde una giovane donna con un bambino in braccio. La guardo. Al chiarore della fiaccola scorgo i suoi occhi neri e profondi. La donna insieme con gli altri continua il suo cammino e in un attimo scompare i lungo i sentieri tortuosi. Vado anch’io al Santuario. Spuntano ormai le prime luci dell’alba.Il Santuario è a picco su un mare limpido, argenteo. Il panorama è stupendo, al di là di ogni aspettativa. La gente sosta alla fonte d’acqua sorgiva, leggerissima. Beve come fosse un rito. Le virtù terapeutiche di quest’acqua sono state decantate attraverso le generazioni. Le donne riempiono con cura parsimoniosa un fiasco che hanno portato da casa. I pellegrini salgono ora le ultime rampe di scale che portano al Santuario…Ora ascoltano parole di fede e pregano, in un momento in cui il mondo attraversa una così profonda crisi spirituale, con la stessa forza degli avi. Il Sacerdote di turno pronuncia dal pulpito toccanti parole e fa rivivere un’atmosfera mistica. I presenti sono commossi. I bambini rimirano estatici i volti dei Santi Cosma e Damiano.”






