Il nuovo Santuario

Nel mese di febbraio del 1955 Don Pantaleone Amato, mentre stava portando a termine l’edificazione della “Casa del Pellegrino”, iniziava a meditare sulla necessità di ampliare decisamente l’antico Santuario dei Santi Cosma e Damiano. Secondo i progetti che aveva fatto elaborare, il nuovo tempio avrebbe acquistato una lunghezza di venticinque metri e una larghezza di dodici. Inoltre, sul lato est-ovest sarebbe stato arricchito di una grande terrazza con inferriata e ampia scala di accesso. Così nel 1960 iniziarono i lavori del nuovo santuario per i quali fu necessario compiere immani lavori di sterro, rubando palmo a palmo alla montagna granitica dello sperone di Cimbrone lo spazio occorrente alla nuova costruzione. Lasciamo il racconto di quei momenti alle parole di un attento cronista del tempo, il maestro Enzo Liguori: “furono giorni di trepidazione per le difficoltà cui venivano sottoposti i minatori nella difficile opera di scavo nella lotta disperata contro la montagna. Ad ogni alba e ad ogni tramonto le maestranze tiravano un sospiro di sollievo, via via che i lavori procedevano con successo. Lentamente, col passare dei giorni, le nuove impalcature sostituivano le vecchie lasciando in tutti un senso di nostalgia per quel qualcosa che scompariva per sempre. Il moderno si faceva strada arditamente sull’antico schiudendo un mondo nuovo fatto di cemento e di strutture metalliche che si libravano contro il cielo in un inno solenne come accade per tutte le cose e le opere che trovano spiegazione toccante nella fede. Le semplici pareti dell’antica chiesetta lasciavano spazio alle più ampie volte che in gotica bellezza acquistavano forma e consistenza grazie alla perizia dei tecnici e delle maestranze locali impegnate nella realizzazione del Santuario che doveva continuare ad essere faro di luce e di fede in tutto il mondo per milioni di uomini oggi più di ieri assetati di pace, di fede, di luce.Molti furono i sacrifici indicibili, le trepidazioni, di quanti erano impegnati nel portare a termine un programma di opere che ha del fantastico. Le ore vissute in drammatica attesa mentre le ultime colate di cemento si fermavano in ritmica cadenza lungo la volta del tempio, sono oggi un ricordo, ricordo che non potrà mai spegnersi in quanti hanno visto completare questo Santuario che è il più suggestivo della Costa Amalfitana.

Un inno di tecnica e di fede questo tempio che si staglia librandosi snello ed elegante tra mare e cielo, avvolto e coronato dal mando verde di alberi secolari e di tenere rampicanti. Quando il 27 settembre dello scorso (1965) anno S.E. Mons. Angelo Rossini, Arcivescovo di Amalfi, benedisse il nuovo santuario, migliaia di pellegrini convenuti dalla Costa Amalfitana, dall’Agro Nocerino e da altre località della Campania si raccolsero commossi ai piedi del monte dimentichi della stanchezza e si ritrovarono ancora una volta uniti da un solo anelito: la devozione verso i miracolosi Santi. Molti non seppero nascondere le lacrime, mentre le note del Te Deum si libravano per confondersi al canto della natura ed al ritmo del mare lontano. Ancora una volta la fede aveva vinto, ancora una volta migliaia di esseri umani avevano rinnovato la via della luce come per tanti e tanti anni avevano saputo fare i padri. La cronaca degli avvenimenti non ha più importanza ammirando la meravigliosa mole del Santuario che è destinato a rinnovare scene di fede e d’amore per secoli, donando pace e benedizione a quanti hanno contribuito alla realizzazione dell’opera e d a quanti con la preghiera si rivolgono a S. Cosma e S. Damiano per chiedere una grazia o per sciogliere un voto. I fatti qui perdono consistenza e tutto diventa irreale. La fede fa di questi miracoli ed il più bello per tutti resta il Santuario quale faro di luce in un mondo che stenta a trovare la strada del cuore e della pace.”

L’interno del nuovo tempio, e precisamente l’abside, è stata abbellita alla fine degli anni Sessanta da uno stupendo mosaico, scintillante di oro e dai mille colori. La decorazione musiva è opera del pittore Liotti, il quale ha saputo esprimere, con mano maestra, attraverso i vividi colori della pietra, il linguaggio della fede viva ed operante, la fede viva dei martiri per il trionfo della verità sull’errore, della luce sulle tenebre. Il mosaico fu eseguito in due momenti; la prima parte, commissionata alla Statuaria Arte Sacra di Roma, ed eseguita a Pietrasanta di Lucca, rappresenta i due Santi seduti, che troneggiano sulle rovine della civiltà antica. Sono circondati da palme, con bisturi e cofanetti contenenti medicinali nelle mani; due angeli sospesi alto recano la palma del martirio; e al centro domina la figura della Trinità. L’altra parte, quella che decora “l’arco trionfale”, raffigura la Madonna circondata da serti di rose, le scene dei martirii subiti dai Santi, con bellissimo simbolo eucaristico al centro e invocazione ai Santi a grandi caratteri. Le miracolose effigi dei santi Cosma e Damiano furono sistemate nel 1994 in una cappella a sinistra dell’altare maggiore. Tra il 1996 e il 1997 si aggiunsero, infine, altri quattro pannelli musivi che riproducono scene della vita dei Santi, tratti dai dipinti dell’Angelico e dell’Anonimo Salernitano.